giovedì 21 settembre 2017

Felicità (buio e sale)


Titolo: felicità

Dopo cinque minuti di ricerca, finalmente trovò le chiavi di casa e aprí il rumoroso portone del loro palazzo. Si avvicinò decisa alla cassetta della posta e ne estrasse una bolletta e una busta senza mittente che, mentre saliva per le scale, capì trattarsi dell’assicurazione dell’auto. Arrivata al terzo piano, col fiato corto e meno soldi, aprì la porta di casa: tolse velocemente le scarpe, mentre la gatta le corse incontro per salutarla, e scalza, assaporò il calore del pavimento in finto legno che aveva posto con le sue stesse mani. 
Era tutto buio perché a quell’ora della notte gli altri dormivano già. Aprì la stanza dei bambini e con una piccola torcia li illuminò per controllare fossero sotto, e non sopra, alle coperte, come spesso accadeva nelle notti che precedevano la tosse. Poi entrò in cucina dove piatti e bicchieri ricoprivano alla rinfusa spazi improbabili senza sale, e sorrise per quel disordine prevedibile e conosciuto. 
Entrò poi in camera da letto e trovò suo marito che dormiva occupando l’intero materasso: prese il pigiama e, dopo essersi cambiata, si infilò sotto le calde coperte lottando per un angolo di letto che, pochi secondi dopo averlo conquistato, la gatta reclamò senza possibilità di appello. 
Quando chiuse gli occhi, proprio in quell'attimo prima di addormentarsi, si sentí a casa e... sicura.

Parole suggerite da Evelina Mirabella
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domenica 17 settembre 2017

La medaglia (solitudine e amore)

Titolo: la medaglia

L’uno appollaiato su una scrivania vuota, senza quaderni e senza matite. In un luogo dove solo la fantasia avrebbe potuto riempire gli spazi mancanti.
L’altro immerso in un abbraccio abbondante in compagnia di fogli, penne, e matite, sulla superficie di uno scrittoio usato e pieno di vita.
I lati opposti di una stessa vita che cercava di dimenticarsi e di mantenere o aumentare, le distanze… Come se in un altro modo non avrebbero mai potuto coesistere. 

La solitudine a destra; l’amore a sinistra. 

Così per tempi indefiniti e lunghi: dall’origine fino a… 

Una piccola mosca scura, vaga, confusa, imbottigliata in un luogo non suo, stanca per la mancanza d’uscita, si riposò nel lato tranquillo di quel tavolo diviso. Si orientò, si ascoltò e prese il suo tempo. Sicura, spiccò poi il volo alla ricerca di una finestra aperta sul mondo, ma non trovandola ancora, stavolta si distese nel lato pieno di colori, odori, sapori. Ne abbracciò l’essenza e se ne sentì parte, ne raccolse l’energia e riprovò di nuovo… all’infinito, riprendendo fiato nell’animo della sua solitudine e forza nell’amore.

Parole suggerite da Antonella Salvemini
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sabato 9 settembre 2017

Il dipinto (verde e rumore)


Titolo: il dipinto

Ebbi un incubo e mi svegliai all’improvviso: era notte fonda ed era molto buio. Non vedevo nulla! Sentivo solo il battito accelerato del mio cuore: nessun rumore
Lentamente una flebile luce proveniente da chissà dove mi diede, come ai gatti, la possibilità di esplorare le tenebre: riconobbi l'armadio, la cassettiera, i comodini ed anche i margini del mio cuscino. 
Quando gli occhi si furono abituati, mi voltai poi a guardare l’altro lato del letto e fui molto sorpresa dallo scorgere un quadro disteso proprio vicino a me. Colori pastello: azzurro, verde, rosa e molto giallo. Pennellate delicate con molte luci e nessun momento oscuro. 
Intravidi sulla tela una sagoma dolce che sognava sogni sereni: m'incantai a osservarla per alcuni minuti seguendone il respiro. 
...
Il mio battito poco a poco diventò regolare mentre io dimenticavo, incantata da quel riflesso, le immagini orrende che l'incubo aveva creato nella mia mente. 
...Semplicemente mi innamoravo di nuovo e follemente di quel dipinto e…di te.

Parole suggerite da Andrius Pojavis
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venerdì 8 settembre 2017

Il Signor Benetti (statico e tempo)


Titolo: Il Signor Benetti

Si sentiva statico il Signor Benetti. Soffriva di quella rara malattia dell’insoddisfazione, della mancanza di pazienza, dell’ incapacità di attesa e di poca lungimiranza tipica dell’età adolescenziale,  che aveva però superato da decadi. 
Non trovava, il Signor Benetti, rifugio in alcun luogo, o riparo in alcun abbraccio, per colpa, forse, di quella cultura basata sulla ricerca spasmodica, in cui era stato cresciuto. 
Per questo, il Signor Binetti, quella mattina decise con non curanza e superficialità o forse solo con quell’infinito senso di necessità di spazio, di non ritornare a casa. 
Sì, avete capito bene, di abbandonarla: di dimenticarsene insomma!
Di ritornare nel parco giochi di quando era bambino a giocare a moscacieca. 
E lo fece, certo, giocò per qualche mese…
All’inizio vinse sempre come se il tempo gli stesse dando ragione, ma poi…lentamente iniziò a perdere sempre piu spesso giungendo di nuovo al punto di partenza. Il Signor Benetti, in pratica, fece unn circolo intorno a sé stesso, senza comprendere che invece di continuare a girare avrebbe dovuto sedersi.

Parole suggerite da Aldo Mello e racconto dedicato a un amico, che spero stia facendo la scelta giusta!
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mercoledì 6 settembre 2017

Don Chisciotte (chiave e bisbiglio)



Titolo: Don Chisciotte

Tornai a casa allo stesso orario di sempre, aprii il portone, salii le scale del palazzo e giunto alla porta, inserii delicatamente la chiave nell’instabile serratura che dovevo riparare. 
La porta si aprì dopo due tentativi con un sonoro click. Entrai, la richiusi, mi tolsi la giacca, tolsi le scarpe e… fu in quel momento che sentii una voce, un bisbiglio venire dal fondo del corridoio. 
Un brivido freddo mi salì per la schiena: vivevo da solo e nessun’altro, eccetto me, aveva le mie chiavi di casa! 
Guardai verso la porta appena richiusa, indeciso se uscire per cercare aiuto o provare a comprendere cosa o chi avesse emesso quel bisbiglio. 
Mi feci coraggio e attraversai lentamente l’intero corridoio. 
Avevo il cuore a mille! 
Passando vicino a una mensola presi un libro tra le mani per difendermi, si trattava del don Chisciotte, e mi avvicinai, tremando, al salone immerso nel buio. 
Una folata di vento arrivò sul mio viso e poi un tonfo sordo sbattè la porta che stavo per attraversare. C’era davvero qualcuno dentro? 
Strinsi forte il libro e spinsi con il piede la porta... ed eccolo li! 
Quello sciocco del mio personaggio! 
Era seduto sul divano con la pipa accesa: “Non credere che io sarò uno come quello lì!” Disse offeso, indicando il don Chisciotte, poi stizzito riprese il suo bisbiglio e io, rasserenato, carta e penna.

Parole suggerite da Chiara Cesareo
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martedì 5 settembre 2017

Acqua (asini, fortuna)


Titolo: acqua

Partiva ogni mattina alle sei.
Il sole ancora dormiva ma lei no! 
Partiva in compagnia del suo cammello, perché lì nel deserto di asini non ce n’erano. 
Partiva alla ricerca del senso della vita, e ogni giorno fortunata come poche, lo trovava. In realtà non era fortuna la sua, anzi, non lo era per niente: era sacrificio, sudore, pazienza, costanza. Era duro lavoro. Partiva alle sei ogni mattina e camminava nel deserto arido per ore in modo da poter raggiungere una piccola fonte d’acqua. Durante il suo percorso a volte, arida come il deserto, aveva voglia di cedere, di lasciar stare, di tornare indietro.. di scappare via lontano. 
Ma poi...
Quattro ore a piedi sanno distendere il cuore più confuso: il sole, il caldo, il deserto, il cammello. 
Non era sola! E altri aspettavano il suo ritorno. 
Ogni giorno, proprio quando era sul punto di scappare, arrivava sempre alla stessa conclusione: non era sola!
Così giunta alla fonte si dissetava insieme al suo compagno di viaggio, si rinfrescava e dopo aver riempito le poche giare che aveva portato con sé, ripercorreva le quattro ore di cammino che mancavano al villaggio trovando il senso nell’andare e soprattutto… nel tornare.

Parole suggerite da Giuseppe Cultrera
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domenica 3 settembre 2017

Déjà vu

Titolo: déjà vu 

Ero appena nato! Appena uscito da quell’oscuro antro liquido. 
Non avevo fatto in tempo nemmeno ad aprire gli occhi e capire dove mi trovassi, che me lo ero ritrovato davanti: bianco, sicuro, sorridente. 
“Devo dirti un segreto.” Disse. “Quando compirai un anno imparerai a camminare; parlerai a due anni e scriverai a sei. Darai il tuo primo bacio a quattordici anni e ti sposerai a ventisette. Tua madre morirà giovane ma tuo padre resterà con te a lungo. Avrai tre fratelli e i soldi sufficienti per vivere modestamente. Lavorerai di un lavoro semplice. Farai molte vacanze, ma viaggerai poco. Avrai una figlia e quello sarà il momento in cui ti innamorerai davvero e comprenderai l'importanza dell’esserci, della presenza e del senso di protezione. Vivrai in modo onesto e morirai di una morte rapida.” 
Poi fece una pausa...
“Io sarò li ad aspettarti!” 
E sparì. 
A quel punto iniziai a piangere e urlare forte: mi aveva spaventato, preoccupato, scolvolto. … 
Poi l'abbraccio morbido di mia madre e il latte caldo mi fecero dimenticare tutto... 
Oppure no?

Dedicato a chi vorrebbe conoscere la sua vita prima di averla vissuta...


sabato 2 settembre 2017

Forza (rosso, silenzio)


Titolo: forza

Una stanza vuota, in silenzio, senza rumori, senza cose, senza pensieri, senza colori.
Bianco? Nero? Rosso?
Nessun tempo, nessuna vita, niente di niente: il nulla!
Emozioni sparite!
Sparite le finestre, le tende, il letto, il divano, il sorriso.
Sparito tutto! Per sempre?
Un pavimento liscio, ruvido, dove potrebbero scivolare biglie, sogni, messaggi ma… non ce ne sono! Di messaggi, o di biglie non ce ne sono.
Tutto così tranquillo, irreale… triste!

Sì, mi sento triste!

Triste per tutte le cose accadute, per tutte le persone, per le cose...No!
Mi sento triste per me stessa! Triste per non essere stata... Cosa pensavo? Cosa mi aspettavo? Niente!

Solo il respiro del vuoto adesso mi circonda, solo una piccolissima energia che potrebbe accendere una fiamma...se una fiamma ci fosse...

C'è?

Nessuno mi risponde!
Cerco di alzarmi, ma non c'è nessun appiglio, solo la forza dei miei muscoli...quelli sì che ci sono ancora: piccoli, sgonfi, ma… ci sono!

Mi faccio forza e alzandomi…
Vedo una candela!

Parole suggerite da Anna Marinelli
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giovedì 31 agosto 2017

Tutto il mondo (amore e città)


Titolo: tutto il mondo

Appoggiai un piede sul pedale, mi guardai intorno per controllare che non ci fossero macchine o persone, e iniziai il mio viaggio.
La bici era diventata l’attrazione delle mie giornate, ma non tanto per la bicicletta in sé fornita dal comune della mia città: leggermente pesante e di un colore fatiscente; né tanto meno per l’idea che amavo della condivisione e dell’assenza di proprietà….
No! Quello che mi emozionava erano le storie, le vite nascoste sotto i sellini o rinchiuse tra i cestini di metallo. 
Chi avevano trasportato? Dove erano andati? Perché? Da quanto tempo? Con chi stavo condividendo un pezzo di vita?
E soprattuto: cosa avevo in comune con le loro storie?
Così, mentre pedalavo cercando di schivare pedoni e automobili, immaginavo un turista che visitava le piazze del centro, un’avvocatessa in completo che si avvicinava al tribunale, un padre che andava a lavoro dopo aver accompagnato i figli a scuola e così via...
"Magari," pensavo, "proprio su questa bicicletta sono salite prima di me le mie paure, i miei dubbi, le mie involontarie discriminazioni, le mie incomprensioni, le mie ignoranze. Persone che non avrei immaginato nella mia vita, persone che ho allontanato o che si sono allontanate da sole..."
...
Ogni giorno su quel tratto di strada che mi accompagnava in ufficio non ero mai sola: ero con tutto il mondo e potevo sentirne chiaramente il profumo e l'amore.

Parole suggerite da Francesca Santagata
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mercoledì 30 agosto 2017

El ratoncito Perez (coraggio, paura)


Titolo: el ratoncito Perez

"Si sta muovendo!"
"Lo so, sono giorni che si muove!"
"No! No! Ti dico che oggi è il giorno, il momento!"
"Non agitarti! Ti agiti sempre troppo in fretta. Aspettiamo e vediamo cosa succede!"
...
"Vedi? Che ti dicevo: non riesce a dormire, le dá fastidio. Sta per cadere!"
"Stavolta mi sa che hai ragione tu!"
"Guarda! È in bagno con sua madre, sono sicura che adesso cadrà! Preparati!"
"Perché devo andare sempre io?"
"Perché tu sei un topolino, sei svelto e piccolo e nessuno ti vedrà. Io ci andrei volentieri, ma sai bene che una fatina rivestita di purpurina, con bacchetta magica e che vola, darebbe troppo nell’occhio."
"Va bene, va bene, mi preparo."
"Svelto! È caduto ed è ora di dormire: abbiamo poco tempo!"
"Vado vado. Cosa devo portare?"
"Prendi questo inutile cerchio di metallo dorato: a loro sembra piacere molto. Mi raccomando però, non dimenticare il dentino!"
"Sí lo so, figuriamoci se lo dimentico! Come potrei dimenticare questa enorme e inutile collezione che hai incastonato alla parete?"
"Ricordare il tempo e i bambini che sono passati sul nostro pianeta ti sembra inutile? I loro sorrisi al risveglio, l’emozione dello star crescendo, il vedersi diversi, la sicurezza della nostra esistenza, la paura di incontrarci la notte e il coraggio nel cercare di rimanere svegli: ti sembra poco? Colleziono dentini da sempre e per me è come collezionare attimi, speranze, sogni..."
"Se lo dici tu!"
"Perez! Non dimenticare il dentino!"

E al mattino un altro piccolo sorriso illuminò il mondo ancora una volta.

Parole suggerite da Francesca Ungaro
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